AMERIKA IMPERO

October 27, 2026

Colpi di Stato in America Latina

I tentativi di golpe e i colpi di Stato in America Latina sono continuati senza soluzione di continuità  e dietro di essi ci sono sempre gli stessi: l’opposizione di destra, l’oligarchia, le corporazioni, i militari e gli Stati Uniti, che continuano a difendere i loro interessi e a impedire trasformazioni sociali vantaggiose per i nostri popoli.

Bolivia

Lo scorso giugno la BBC ha titolato che la Bolivia è “il Paese con il maggior numero di tentativi di colpo di Stato” dal 1950, nel contesto degli eventi del 26 giugno di quest’anno, quando un gruppo di soldati ha fatto irruzione nella sede del governo, situata nella Plaza Murillo, con l’intenzione di rovesciare Luis Arce e prendere il potere.

Il tentativo di colpo di Stato è stato guidato dal comandante generale dell’esercito boliviano, Juan José Zúñiga Macías, che giorni prima aveva dichiarato che Evo Morales “non può più essere presidente di questo Paese” e che “non gli avrebbe permesso di calpestare la Costituzione”. Ha anche affermato che le forze armate sono “il braccio armato del popolo, il braccio armato della patria”. Durante il tentativo di colpo di Stato, ha anche detto che intendeva ripristinare la democrazia e che all’esercito non mancano le palle.

Il tentativo di colpo di Stato è fallito, come è noto, e i responsabili sono in custodia. A differenza del tentativo di golpe del 2019 in Bolivia, questa volta i ribelli non hanno avuto l’appoggio di tutte le forze armate, né lo scenario era favorevole alle loro aspettative.

Ricordiamo che nel 2019 l’allora comandante dell’esercito, Williams Kaliman, laureato alla Scuola delle Americhe, chiese le dimissioni di Evo Morales in un contesto di violenza e destabilizzazione creato da false accuse di brogli elettorali.

Quel che è certo è che all’interno delle forze armate boliviane continua a essere evidente la presenza di membri dell’esercito che aderiscono al passato e alla Dottrina di Sicurezza Nazionale, inculcata dagli Stati Uniti nelle truppe dell’America Latina. È molto probabile che in futuro assisteremo ad altri tentativi di colpo di Stato se non verranno prese le misure necessarie e se non verrà rafforzata e curata l’unità del Movimento per il Socialismo (MAS).

Venezuela 1

In Venezuela, dopo le elezioni presidenziali del 28 luglio, il governo ha denunciato che è in corso un tentativo di colpo di Stato da parte dell’opposizione guidata da María Corina Machado, che ancora una volta non ha riconosciuto i risultati delle elezioni, come già accaduto più volte in passato. Pur accusando il Venezuela di essere una dittatura, hanno partecipato a diverse elezioni precedenti. Ad esempio, nel 2021 l’opposizione ha vinto 3 governatorati e 59 sindaci in Venezuela e può gestire legalmente i partiti di opposizione come presentare i propri candidati nei vari processi elettorali.

In Venezuela, come sappiamo, non sarebbe la prima volta che si tenta di rovesciare il governo bolivariano con la forza. L’11 aprile 2002 hanno assaltato il potere, ma sono falliti nel giro di pochi giorni.

Nell’ultimo decennio, il settore più reazionario dell’opposizione venezuelana ha continuato a tentare di rovesciare il governo con proteste violente, guarimbas, l’ingresso di mercenari, attacchi terroristici alle infrastrutture statali e persino un attentato contro il presidente Nicolás Maduro. Tuttavia, la destra venezuelana non è riuscita a sconfiggere il governo, né ha potuto contare sul massiccio sostegno della popolazione per raggiungere il potere.

Negli ultimi decenni, in ordine cronologico

Argentina: Dopo una serie di colpi di Stato precedenti (1955, 1962, 1966), il 24 marzo 1976 una giunta militare capeggiata da Jorge Rafael Videla prese il potere dando inizio al Proceso de Reorganización Nacional.

Brasile 1 (1964), Uruguay, Bolivia, Paraguay (con la lunga dittatura di Alfredo Stroessner dal 1954 al 1989) e Perù. 

perazione PBSuccess’. Fu un’operazione segreta condotta dalla Cia che depose il presidente Jacobo Árbenz Guzmán, democraticamente eletto nel 1951, e pose fine alla Rivoluzione guatemalteca (1944-1954). Il risultato fu l’instaurazione di una dittatura militare guidata da Carlos Castillo Armas

CUBA. Risale al 1961 la cosiddetta “crisi della Baia dei Porci”, quando si registrò il fallimento dell’invasione da parte di esuli cubani addestrati dalla Cia per rovesciare il governo di Fidel Castro. Un evento che portò alla successiva crisi dei missili di Cuba nel 1962, quando l’Urss installò missili nucleari sull’isola, portando il mondo sull’orlo della guerra atomica.

REPUBBLICA DOMINICANA. Anche qui, nel 1963, un golpe di stato appoggiato dagli Usa rovesciò il primo presidente democraticamente eletto, Juan Bosch, dopo soli sette mesi di governo. Un’operazione guidata da militari conservatori come il generale Elías Wessin y Wessin.

CILE. L’11 settembre del 1973 il golpe rovesciò il governo democraticamente eletto presieduto da Salvador Allende, eletto nel 1970, che perse la vita sotto le bombe. Un evento fondamentale della storia del Cile e dell’America Latina che è diventato il simbolo della Guerra fredda e dell’ingerenza degli Usa nelle questioni interne dei Paesi latinoamericani.

GRENADA. Nell’ottobre del 1983 venne battezzata ‘Urgent Fury’ l’operazione militare Usa che, sotto la guida di Ronald Reagan, portò all’invasione dell’isola. L’obiettivo era fermare i rivolgimenti politici che avrebbero potuto portare a un uso futuro dell’isola come base sovietico-cubana. I militari Usa sbarcarono nell’isola e rovesciarono il governo militare di Hudson Austin, da poco salito al potere.

Gli interventi militari USA e le operazioni della CIA in America Latina
Deposto Guzman in Guatemala
Gli Stati Uniti hanno una lunga storia di invasioni, rovesciamenti di regime, colpi di Stato in America Latina. Nel 1954 viene rovesciato il presidente eletto del Guatemala, Jacobo Arbenz Guzman. Viene deposto da dei mercenari finanziati dagli Stati Uniti: il motivo? Una riforma agraria che minacciava gli interessi della United Fruit Corporation, cioè quella che sarebbe diventata la moderna Chiquita. Solo nel 2003 c’è stato un riconoscimento ufficiale del ruolo della CIA in questo colpo di Stato: nel frattempo ci sono state tre decadi di guerra civile, a causa di quegli eventi.

 Il colpo della CIA in Brasile
Dieci anni più tardi è stata la volta del Brasile. Anche in questo caso la CIA ha finanziato e addestrato dei paramilitari anti comunisti che hanno portato al rovesciamento del governo di Joao Goulart, un presidente che stava cercando di portare avanti riforme sociali, che aveva buoni rapporti con Paesi socialisti come Cuba: anche in questo caso la conseguenza è stata una dittatura militare durata circa vent’anni.

Il golpe in Cile, la caduta di Allende e la dittatura di Pinochet
Negli anni Settanta è toccato al Cile di Salvador Allende. Sono state finanziate campagne di disinformazione in chiave anti comunista, innescate proteste, alimentato un clima che ha portato al golpe militare del generale Augusto Pinochet e alla morte del presidente Allende. La dittatura militare di Pinochet, una dittatura brutale e cruda, è durata quasi vent’anni.

Gli interessi economici in Repubblica Dominicana
L’ultimo esempio citato da Chavez è quello di Juan Bosch, il primo presidente democraticamente eletto della Repubblica Dominicana. Deposto da un golpe militare e scappato in esilio a Porto Rico, avrebbe potuto tornare in carica grazie a una seconda operazione dell’esercito. Ma gli Stati Uniti decisero di intervenire nella guerra civile, schierando circa 40 mila uomini e creando un governo provvisorio. Ufficialmente era per evitare che l’isola si trasformasse in una seconda Cuba, ma di fatto è stata un’operazione per tutelare gli interessi economici statunitensi, che avevano molte aziende per la produzione della canna da zucchero nell’isola.

Cuba, Nicaragua, Grenada e Panama
Ci sono tanti altri episodi che si potrebbero citare: il tentativo (fallito) di rovesciare Fidel Castro a Cuba con l’invasione della Baia dei Porci; i Marines a Santo Domingo nel 1965;  il finanziamento dei controrivoluzionari Contras in Nicaragua in una sanguinosissima guerra civile che fece circa 50mila vittime; l’operazione Urgent Fury e l’invasione dell’isola di Grenada in chiave anti-comunista; l’intervento militare a Panama nel 1989 per deporre Manuel Noriega, il dittatore inizialmente supportato dalla CIA e poi condannato a 40 anni di carcere per reati di droga.

L’operazione Condor negli anni Settanta e Ottanta
In generale tra gli anni Settanta e Ottanta gli Stati Uniti lanciarono l’Operazione Condor in America Latina. Sostenevano attivamente sei dittature militari- quelle in Cile e Brasile, ma anche in Argentina, Uruguay, Paraguay e Bolivia – e costruirono una rete transnazionale (l’Operazione Condor appunto) per perseguitare e in ultima istanza far sparire qualsiasi dissidente, oppositore politico, simpatizzante dei comunisti e della sinistra.

Oggi chiaramente il contesto globale è totalmente diverso: la Dottrina Monroe è qualcosa di appartenente ai secoli passati, ma siamo di base ancora una volta di fronte all’imperialismo americano. Che sia per motivi politici o interessi economici, ancora una volta gli Stati Uniti guardano all’America Latina come se fosse un luogo dove il loro intervento è legittimo. Come se fosse il giardino di casa loro.

Ricordiamo, per buona memoria, i tentativi e i colpi di Stato che si sono verificati in America Latina negli ultimi decenni:

 

Venezuela

In Venezuela, il 12 aprile 2002, l’opposizione, con l’appoggio dei militari, ha consumato un colpo di Stato destituendo con la forza il presidente Hugo Chávez. Tra le persone coinvolte c’erano il generale Efraín Vásquez e il generale Ramírez Poveda, entrambi laureati alla Scuola delle Americhe. Si è trattato di un tentativo di colpo di Stato civile-militare durato circa 48 ore e fallito.

Haiti

Ad Haiti, il 29 febbraio 2004, il presidente eletto, Jean-Bertrand Aristide, è stato rapito da un commando delle forze speciali statunitensi con il sostegno francese. Secondo l’opinione pubblica, Aristide si sarebbe dimesso volontariamente.

Honduras

In Honduras, il 28 giugno 2009, il presidente Manuel Zelaya è stato rapito e inviato in Costa Rica. Tra i responsabili del colpo di Stato c’erano il capo dello Stato Maggiore, Romeo Vásquez Velásquez, e il capo dell’Aeronautica, generale Luis Prince Suazo, entrambi laureati alla Scuola delle Americhe. Il colpo di Stato è stato civile-militare, approvato dal Congresso honduregno a maggioranza di destra.

 

Ecuador

In Ecuador, il 30 settembre 2010, il presidente Rafael Correa è stato rapito per alcune ore in un tentativo di colpo di Stato. Se è vero che il tentativo è fallito, gli Stati Uniti, l’USAID e le altre agenzie hanno continuato ad adoperarsi per generare destabilizzazione sociale contro il governo popolare e annullare i progressi compiuti. Alla fine, sono riusciti a far perseguire Rafael Correa per impedirgli di ricandidarsi alle future elezioni presidenziali e l’Ecuador è attualmente uno dei Paesi con la maggiore assistenza militare da parte degli Stati Uniti.

Paraguay

In Paraguay, il 22 giugno 2012, il Senato ha celebrato un processo “express” al presidente Fernando Lugo e lo ha rimosso dall’incarico con l’accusa di essere responsabile degli scontri tra contadini e polizia a Curuguaty, che hanno causato diciassette morti. Le indagini successive hanno rivelato che a dare l’ordine era stato Paulino Rojas, comandante della Polizia nazionale paraguaiana, addestrato dall’FBI, che aveva forti legami con l’USAID. È stato creato uno scenario, di cui si è approfittato, e un presidente democraticamente eletto è stato rimosso dall’incarico senza potersi difendere.

Brasile

In Brasile, il 31 agosto 2016, a seguito di un “Impeachment”, il Senato brasiliano ha formalmente messo sotto accusa la presidente Dilma Rousseff, con 61 voti contro 20, per presunti “crimini di responsabilità”. Tre anni prima, nel settembre 2013, Liliana Ayalde, che era stata ambasciatrice in Paraguay quando il Senato aveva effettuato un “Impeachment” anche nei confronti di Fernando Lugo, rimuovendolo dall’incarico, aveva assunto la direzione dell’ambasciata statunitense in Brasile.

La presidente Dilma Rousseff ha dichiarato all’epoca: “In passato con le armi e oggi con la retorica giuridica, stanno ancora una volta cercando di attaccare la democrazia e lo Stato di diritto”.

In una dichiarazione dell’epoca SOA Watch ha rilevato che:

“Almeno 6 laureati della School of the Americas e/o dell’Istituto dell’Emisfero Occidentale per la Cooperazione alla Sicurezza (SOA/WHINSEC) hanno avuto un ruolo nel colpo di Stato in Bolivia”. A cominciare dal generale Kaliman, diplomato SOA/WHINSEC, che ha ricevuto una formazione, nel 2003 e nel 2004, seguendo il corso di “Comando e Stato Maggiore” a Fort Benning, negli Stati Uniti”.

“La formazione SOA/WHINSEC dei futuri leader militari serve proprio a stabilire un rapporto con gli alti ufficiali militari statunitensi per raggiungere gli obiettivi degli Stati Uniti, come ha detto recentemente il Comandante di WHINSEC: “le relazioni che hanno costruito qui” e “li aiuta a fare le cose”.

Haiti 2

Ad Haiti, il 17 luglio 2021, il presidente Jovenel Moïse viene assassinato; tra le persone coinvolte, molti mercenari sono colombiani, ex militari, che in precedenza avevano ricevuto un addestramento presso la Scuola delle Americhe dell’esercito statunitense.

Perù

In Perù, il 7 dicembre 2022, il presidente Pedro Castillo ha annunciato che avrebbe sciolto il Congresso della Repubblica e indetto elezioni parlamentari. Tuttavia, è stato destituito per “incapacità morale” e accusato di colpo di Stato dallo stesso Congresso che avrebbe dovuto votarlo lo stesso giorno. Molti ritengono che sia stato Castillo a subire un colpo di Stato, in quanto non gli è stato permesso di governare e stava per essere rimosso dall’incarico. Vale la pena ricordare che nel 2019 l’allora presidente Martin Vizcarra prese la stessa misura, sciogliendo il Congresso peruviano, senza essere accusato di colpo di Stato.

A differenza di Castillo, Viscarra apparteneva all’élite e aveva il pieno appoggio delle Forze armate e della Polizia nazionale. Oggi Castillo è ancora prigioniero e Dina Boluarte, che lo ha sostituito, rimane al potere senza aver tenuto finora alcuna elezione presidenziale. Gli Stati Uniti hanno una forte presenza militare in Perù.

 

Brasile 2

In Brasile, l’8 gennaio 2023, un folto gruppo di manifestanti di destra ha tentato di conquistare il Palazzo del Planalto, dove hanno sede i tre rami dello Stato brasiliano, a sostegno di Jair Bolsonaro, che non ha riconosciuto la sua sconfitta alle elezioni. Se è vero che durante gli attacchi Bolsonaro si trovava negli Stati Uniti, un’indagine della polizia lo colloca in precedenza in molteplici incontri con consiglieri e militari per discutere della possibilità di un colpo di Stato. Va ricordato che sotto il governo di Bolsonaro le relazioni militari con gli Stati Uniti sono aumentate e sono state mantenute fino ad oggi, il che rappresenta un pericolo per la democrazia brasiliana.

Chi c’è dietro

L’addestramento militare statunitense delle truppe latinoamericane e i finanziamenti dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID), del National Endowment for Democracy (NED), tra gli altri, alle ONG, ai partiti politici, ai gruppi di opposizione e alla stampa egemonica, sono strumenti con cui gli Stati Uniti installano la loro agenda, destabilizzano i governi progressisti e, se necessario, sostengono e istigano i colpi di Stato in America Latina.

Inoltre, l’Accademia Internazionale di Applicazione della Legge (ILEA) degli Stati Uniti, che opera in El Salvador e dove vengono formati poliziotti, procuratori e giudici dell’America Latina, è uno strumento di lawfare per perseguire, processare e criminalizzare i leader sociali e i presidenti progressisti di tutto il nostro continente, con l’obiettivo di rimuoverli dal cammino e riconquistare lo status quo neoliberale.

Come abbiamo visto, i tentativi e i colpi di Stato n America Latina sono continuati i e dietro di essi ci sono le stesse persone di sempre: l’opposizione di destra, l’oligarchia, le imprese, i militari e gli Stati Uniti che continuano a difendere i loro interessi e a impedire le trasformazioni sociali a beneficio dei nostri popoli.

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