MONTI DRAGHI BERLUSCONI. LA TRUFFA

October 28, 2026
«Mario mi chiese se potevamo vederci e io scelsi per cena una tipica trattoria svizzera, appena fuori St. Moritz. Ma all’ultimo minuto disse che voleva parlare in privato e così gli dissi: “Certo, passa da casa mia prima di cena” e venne», racconta De Benedetti. « Fu allora che mi disse che era possibile che il presidente della Repubblica, Napolitano, gli chiedesse di diventare primo ministro e mi chiese un consiglio » .

Tutto ebbe inizio nell’estate del 2011, quando Carlo De Benedetti, magnate industriale italiano, ospitò Mario Monti, all’epoca ex primo ministro italiano e vecchio amico di De Benedetti, nella sua residenza alpina di St. Moritz per una cena e una conversazione privata in cui si discuteva di “uno sviluppo che avrebbe avuto profonde conseguenze pubbliche”. Per tutti i dettagli, rimandiamo al Financial Times .

«Mario mi chiese se potevamo vederci e io scelsi per cena una tipica trattoria svizzera, appena fuori St. Moritz. Ma all’ultimo minuto disse che voleva parlare in privato e così gli dissi: “Certo, passa da casa mia prima di cena” e venne», racconta De Benedetti. « Fu allora che mi disse che era possibile che il presidente della Repubblica, Napolitano, gli chiedesse di diventare primo ministro e mi chiese un consiglio » .

Il signor De Benedetti afferma che i due uomini “hanno discusso se dovesse accettare l’offerta e quale sarebbe stato il momento giusto per farlo. Questo è accaduto a casa mia in agosto, quindi in realtà aveva già parlato con il presidente Napolitano”.

L’offerta di Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica, a Monti della carica di primo ministro – incarico ancora saldamente in mano a Silvio Berlusconi, il miliardario politico di centrodestra – è al centro di seri interrogativi di legittimitĂ  in Italia.

Quanto accaduto in Italia quell’estate e quell’autunno, mentre i politici si confrontavano con la crisi che attanagliava l’eurozona, è ancora oggetto di un acceso dibattito.

 “la pianificazione da parte del presidente della sostituzione del signor Berlusconi, eletto democraticamente, con il tecnocrate non eletto signor Monti

– mesi prima del trasferimento di potere previsto per novembre –

rafforza le preoccupazioni sui ripetuti e incisivi interventi del signor Napolitano in politica. Il suo ruolo sproporzionato dalla crisi ha portato molti a chiedersi se abbia spinto i suoi poteri costituzionali al limite – o addirittura oltre”. Certo, lo ha fatto – e così anche tutti gli altri banchieri e magnati europei che sapevano di dover perpetuare lo status quo ereditato il piĂą a lungo possibile, altrimenti le loro fortune sarebbero crollate sotto i loro occhi. Ma questo lo sapevamo giĂ . Ciò che non sapevamo erano i dettagli espliciti di come fosse stato concepito l’impeccabile piano per strappare il controllo dell’Italia al miliardario playboy e consegnarlo a quelle che erano essenzialmente le filiali europee chiave di Goldman Sachs.

Quindi continuiamo:

Fuori dalla tranquillitĂ  di St. Moritz, quell’estate, infuriava la crisi dell’eurozona. La speculazione sui titoli di Stato italiani e spagnoli era dilagante e lo spread tra i titoli di Stato italiani e i Bund tedeschi stava salendo alle stelle.

Con l’aumento dei costi di finanziamento, si parlava di un possibile default dell’Italia. L’Italia era in crisi, sia politicamente che economicamente.

A Roma, Berlusconi presiedeva una coalizione rancorosa e instabile, ed era sempre piĂą distratto dalle accuse di una relazione sessuale con Karim el-Mahroug, un ballerino marocchino di un locale notturno. Tutta l’Europa sembrava accanirsi contro di lui.

Nonostante le controversie che travolgevano Berlusconi, egli rimaneva comunque il primo ministro in carica e il suo governo era legittimo secondo le regole della democrazia parlamentare italiana.

Quanto a lungo sarebbe potuta durare questa situazione fu oggetto di conversazione tra il signor De Benedetti e il signor Monti in quel mese di agosto.

«Ho detto a Mario che avrebbe dovuto accettare l’incarico, ma che era tutta una questione di tempistica. Se Napolitano avesse formalizzato l’offerta a settembre, sarebbe andato bene, ma se avesse aspettato fino a dicembre, sarebbe stato troppo tardi», racconta De Benedetti.

Ora conosciamo dunque la tempistica per il prossimo colpo di stato: idealmente tra ottobre e novembre del 2011.

Ma prima di allora, è stato il turno di un altro elemento – questa volta il contatto europeo Romano Prodi – di dare la sua benedizione e di spiegare a Monti perchĂ© presto sarebbe stato l’uomo piĂą felice del mondo:

Romano Prodi, ex presidente della Commissione europea e altro vecchio amico di Monti, ricorda una conversazione simile, ma avvenuta ancora prima, verso la fine di giugno del 2011. “Abbiamo avuto una lunga e cordiale conversazione”, racconta Prodi, “e lui mi ha chiesto la mia opinione, e io gli ho detto: ‘Senti Mario, non c’è niente che tu possa fare per diventare primo ministro, ma se ti viene offerto l’incarico non puoi rifiutare. Quindi dovresti essere l’uomo piĂą felice del mondo'”.

Infine, l’unico anello mancante era la codificazione delle “riforme” che l’Italia avrebbe dovuto intraprendere una volta che Berlusconi fosse stato estromesso.

Nel frattempo, quell’estate, Corrado Passera, un importante banchiere che sarebbe poi diventato ministro dello sviluppo economico, delle infrastrutture e dei trasporti nel governo Monti,

ricevette il via libera da Napolitano per preparare un documento riservato di 196 pagine contenente le sue proposte per una “terapia d’urto” di ampio respiro per l’economia italiana.

Con tutto ciò predisposto, era giunto il momento di mettere in atto il piano.

La crisi italiana si è intensificata nell’autunno del 2011. Tutti gli italiani ricordano ancora il sorrisetto scettico sui volti di Angela Merkel, la cancelliera tedesca, e di Nicolas Sarkozy, il presidente francese, quando, in una conferenza stampa di ottobre, fu loro chiesto se avessero fiducia nella capacitĂ  di Berlusconi di ridurre il deficit o il debito, che all’epoca si attestava al 120% del prodotto interno lordo (il dato piĂą recente è del 133%).

Quindi sì, per chiunque fosse ancora confuso: visto che il rapporto debito/PIL è aumentato del 13% negli ultimi due anni, insomma l’Italia avrebbe dovuto continuare ad attuare misure di austeritĂ  volte a moderare la spesa pubblica fuori controllo.

Ciò che ha fatto, invece, è stata una colossale cattiva allocazione di capitali, una corruzione ancora maggiore e una grave incompetenza. Di tutto questo, tuttavia, si è convenientemente scaricata la colpa sull’unico ripiego tradizionale ben noto.

A questo punto, è opportuno ricordare ai lettori una vicenda parallela , che coinvolge l’allora membro italiano del Consiglio esecutivo della BCE, Lorenzo Bini-Smaghi, il quale ha rivelato in un libro recente che proprio in quel periodo Berlusconi si stava rendendo conto che la trappola si stava chiudendo.

Bini-Smaghi ha rivelato che Berlusconi aveva “discusso (o minacciato?) l’uscita dell’Italia dall’euro in incontri privati ​​con altri governi dell’UEM, presumibilmente con la cancelliera Angela Merkel e il primo ministro francese Nicolas Sarkozy, dato che non negozia con i suoi sottoposti”.

E così la BCE è passata all’azione e, sotto la guida del suo nuovo presidente, un altro italiano, l’ex membro di Goldman Sachs Mario Draghi, ha permesso che i rendimenti dei titoli di Stato italiani crollassero, portando il Paese, l’Eurozona e quindi l’intero mondo sviluppato sull’orlo del collasso.

. I sostenitori di Berlusconi hanno gridato allo scandalo e hanno affermato a gran voce che c’era stato un “colpo di stato.

Avevano ragione, e ora – direttamente dalla fonte – conosciamo i fatti.

In una lunga intervista videoregistrata con il signor Monti, quest’ultimo ha confermato la conversazione avuta con il signor De Benedetti a St. Moritz. Ha inoltre riconosciuto la conversazione avuta con il signor Prodi nel giugno 2011, sebbene inizialmente avesse minimizzato questi colloqui, affermando che l’idea di una sua possibile nomina a primo ministro era nell’aria.

Ricordò con una risatina: “Sì, Prodi venne a trovarmi alla fine di giugno e lo spread [tra i rendimenti dei titoli di Stato italiani e tedeschi] era allora di circa 220 o 250 punti base, e mi disse: ‘ Preparati, perchĂ© quando lo spread arriverĂ  a 300 verrai chiamato’. E poi lo spread arrivò a 550 !”.

…come per magia. A quanto pare Draghi non era ancora del tutto disposto a fare “qualsiasi cosa

Il signor Monti ha confermato di essere a conoscenza del documento di Passera in preparazione per il presidente. “Corrado Passera mi disse che ci stava lavorando e che me lo avrebbe mostrato, cosa che fece, e mi disse di averlo consegnato a Napolitano e che lo avrebbe dato anche a me”, ha affermato Monti. “In un’occasione ho discusso del documento di Passera con Napolitano, e poi, mesi dopo, quando sono stato nominato primo ministro, ho immediatamente chiesto a Passera di entrare a far parte del governo.

Ma quando gli è stato chiesto se, nell’estate del 2011, durante i colloqui con il signor Napolitano, gli fosse stato chiaramente fatto intendere che il presidente gli stesse chiedendo di tenersi pronto a subentrare al signor Berlusconi, il signor Monti ha esitato. “Beh, il presidente Napolitano ed io parlavamo da molto tempo, da anni, non di questo, ma poi la situazione è arrivata a un punto critico.

Quando gli è stato chiesto con insistenza se il signor Napolitano gli avesse esplicitamente chiesto di tenersi a disposizione durante i loro colloqui di giugno e luglio 2011 – quattro o cinque mesi prima che sostituisse Berlusconi come primo ministro – il signor Monti ha glissato: ” Guardi: non rivelerò i dettagli delle conversazioni che ho avuto con il presidente della Repubblica.

Sollecitato nuovamente e interrogato sulla possibilitĂ  di smentire ufficialmente che nel giugno e luglio del 2011 il presidente Napolitano gli avesse chiesto esplicitamente o gli avesse fatto capire di volerlo rendere disponibile per la carica di nuovo primo ministro, Monti rispose con voce tremante, quasi sussurrando: “Sì. Lui, ehm, mi ha fatto un segnale in quella direzione”. Dopo questa rivelazione, un’espressione di profondo disagio si diffuse sul volto di Monti, che fissò lo sguardo altrove.

Forse perchĂ© Monti si era appena reso conto di aver ammesso che l’Italia era stata vittima di un colpo di stato avallato dal presidente, la cui esecuzione si era estesa ben oltre i poteri costituzionali conferiti al presidente e che aveva coinvolto numerosi interessi stranieri (e finanziari) (e i relativi conflitti di interesse).

A questo punto l’attenzione si sposta sul presidente italiano, l’89enne Giorgio Napolitano, il cui intervento diretto è stato determinante nel permettere che questo piano di “colpo di stato incruento”, accuratamente orchestrato da banchieri e tecnocrati, andasse a buon fine:

Il signor Napolitano non ha acconsentito a un’intervista nonostante le ripetute richieste. Il suo portavoce non ha rilasciato commenti su una serie di domande scritte, tra cui una riguardante il mese del 2011 in cui il signor Napolitano aveva contattato per la prima volta il signor Monti per proporgli la carica di primo ministro.

Durante una visita al Parlamento europeo di Strasburgo, il signor Napolitano ha affermato che, mentre alcuni avevano descritto la sua nomina di Monti come “quasi un capriccio personale”, in realtĂ  l’aveva fatta sulla base delle indicazioni ricevute dai leader parlamentari e politici “nel corso delle consultazioni previste”.

Questa spiegazione potrebbe sollevare ulteriori interrogativi in ​​Italia, dove tali “consultazioni necessarie” sarebbero in genere iniziate solo dopo le dimissioni del primo ministro. Nel caso di Berlusconi, sarebbero iniziate dopo le sue dimissioni del 12 novembre .

PUNTO   ,,, PER ADESSO …….

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