Hijab VELO

December 30, 2024

Le recenti  manifestazioni in Iran, e l’insieme delle narrazioni proposte dai Media Occidentali sulla libertà delle donne Musulmane sull’uso del Velo, HIJAB, quale imposizione del Corano  ci portano a riflettere ed a tentare di comprendere  quale è il vero significato di questo indumento nella religione Musulmana

Cominciamo quindi a analizzare cosa dicono le scritture che incontriamo sul Corano.  Stranamente al Velo, quale esso sia non viene data molta enfasi scorrendo le sure del Corano come di seguito:

Nei versetti del Corano in cui si ritrova la parola hijab ( Q.  7:46, 18:45, 19:17, 33:53, 38:32, 41:5, 42:51 )

non si indica un oggetto quale il velo, ma l’azione di velarsi, di tirare una tenda dietro cui pregare e avere la rivelazione divina.

In gran parte del mondo antico il velo fu utilizzato come importante elemento di separazione tra le donne «perbene» e le altre.

Anche nel sud europeo, le nostre nonne pregavano col velo. 

La testa scoperta, con i capelli esposti alla vista, era infatti generalmente interpretata come un segnale di disponibilità sessuale. Per questo motivo il velo servì a indicare soprattutto lo status sociale specifico delle donne sposate.

In Grecia, in Persia, a Roma, a Cartagine il capo velato era simbolo di pudore, verginità, decoro e rispetto sia in ambito privato e sociale sia in quello religioso.

Nella Roma antica anche gli uomini pregavano con la testa velata davanti agli dèi. Questa tradizione sembrò invece assolutamente sconveniente ai  primi cristiani .

A uno degli spiriti più intransigenti e moralisti della storia della Chiesa,

Quinto Settimio Tertulliano, si deve nel 213 la composizione di una piccola opera dal titolo De virginibus velandis. In essa l’autore ammoniva severamente le donne (da lui considerate esseri inferiori e «porte del diavolo») a velarsi il capo per nascondere i capelli.

Tertulliano, inoltre, specificava che non si doveva eccedere nell’uso del velo come «le donne pagane d’Arabia che coprono non solo il capo ma addirittura tutta la faccia», testimoniando così l’antichità dell’usanza vicino-orientale di coprirsi integralmente con un velo.

Quando l’ islam iniziò a diffondersi nelle regioni d’Arabia, l’antica tradizione del velo tipico di quelle popolazioni, (da sempre); quindi non è assolutamente una abitudine STRUTTURAL DEI MUSULMANI, venne accolta e ricevette la sua definitiva consacrazione religiosa anche nel mondo musulmano.

Il velo accentuò così il suo significato simbolico e servì a definire e a distinguere meglio le  donne islamiche , credenti e fedeli alla Umma (la «Comunità dei musulmani»), dalle altre.

Nel  Corano  (sura XXXIII, versetto 59) Dio, rivolgendosi a  Maometto , dice infatti: «O Profeta! Di’ alle tue spose, alle tue figlie e alle donne dei credenti di coprirsi dignitosamente con i loro veli;

questo sarà più atto a distinguerle dalle altre, così da non essere molestate».

La rispettabilità delle donne musulmane quindi fu associata al tipo di abbigliamento da indossare, che doveva rispondere a princìpi di dignità, decoro e pudore.

Per questo nel  Corano  (sura XXIV, versetto 31) si dice di non mostrare troppo «le parti belle» e di coprire il petto con un velo, pur non obbligando a indossare lo  hijab , il velo delle donne musulmane che copre testa e collo.

La questione del velo islamico

La questione del velo islamico  ai nostri giorni è delicata e complessa, oltre che di estrema attualità. Essa è al centro dei dibattiti interni al mondo musulmano, quanto mai variegato e sfaccettato.

Rappresenta anche un argomento di estremo interesse per il mondo occidentale, che spesso interpreta il velo come un atto di sottomissione della  donna islamica  davanti a una imposizione maschile.

La questione del velo islamico nacque nel 1899 con la pubblicazione del libro  La liberazione delle donne , del giurista egiziano  Qasim Amin .

Egli incitò le donne musulmane a togliere il velo, sostenendo che la legge islamica (la  sharia) non imponeva in alcun modo l’uso del  hijab; 

ED INFATTI DA NESSUNA ARTE DEL CORANO INCONTIRAMO TALE OBBLIGO

a farlo era invece la società maschile, colpevole anche delle forme di segregazione domestica femminile.

Il Corano a leggere attentamente le Sure anzi sembra privilegiare le donne rispetto agli uomini; sicuramente più ispirato del Vangelo o della Bibbia. Molto più restrittivi

Queste provocatorie dichiarazioni contribuirono alla nascita di un movimento femminista arabo che ancora oggi continua a battersi per l’autonomia della donna islamica; per la sua libertà di scelta nell’osservanza delle leggi di Dio: dal velo, all’istruzione, dal lavoro alla famiglia.

In Turchia, Indonesia e Marocco la donna islamica ha conquistato libertà e privilegi che fino a non molto tempo fa erano di esclusivo dominio maschile.

In Tunisia vige addirittura il divieto di indossare il velo integrale (che copre tutta la persona) perché contrasterebbe con la laicità dello Stato. In Francia il velo integrale è vietato per legge nei luoghi pubblici come qualsiasi altro segno che rimandi a un’appartenenza religiosa.

In Asia invece, dove convivono più di un miliardo di Musulmani, l’uso del velo è lasciato alla scelta delle donne, che fra l’altro detengono le leadership in quasi tutte le aree sociali; dalle politiche alle Finanziarie. Per altro anche in paesi totalitari (Birmania, Indonesia), sono state proprio le donne a impersonare la lotta per la libertà e la democrazia.

Nei paesi più tradizionalisti e  fondamentalisti , (Pakistan, Iran, SAUDITI), invece, il velo è obbligatorio. Va dal semplice  hijab , che copre capelli e collo; al  chador  che copre testa e petto; al  niqab  che copre anche il volto, lasciando liberi soltanto gli occhi; fino ad arrivare a un vero occultamento della persona con il  burqa , il velo integrale imposto in Afghanistan.

In questi Stati dove il velo è obbligatorio, le condizioni di vita delle donne sono spesso drammatiche e la discriminazione tra i due sessi raggiunge livelli inconcepibili per l’Occidente.

Per molte donne musulmane immigrate in Occidente indossare il velo è una libera scelta che testimonia l’appartenenza all’islam .

Per molte altre, l’uso del velo in occidente è una scelta obbligata per non subire soprusi, mortificazioni, punizioni corporali e psicologiche da parte di padri, fratelli, zii e cugini angosciati dall’eventuale occidentalizzazione delle «proprie» donne o dalla loro più semplice e legittima esigenza di indipendenza, 

È proprio questo stato di cose che rende la questione del velo islamico un argomento dibattuto, perché se per molte donne islamiche indossarlo è un atto di libera scelta, per altre è la manifestazione più evidente di uno stato complessivo di sottomissione.

Per concludere

Nessuna traccia nel Corano dell’obbligo a indossare il burqa o il niqab. 

 sono pochissimi i paesi islamici  dove il  burqa  è ritenuto il tipo di abbigliamento più appropriato per le donne.

Come rilevato da una recente indagine svolta da MAIL ONLINE, e Social Research dell’Università del Michigan,

che hanno sottolineato come la maggior parte dei residenti di questi Paesi preferiscono che le donne coprano i capelli con un tradizionale hijab, al-Amira o un velo piuttosto che coprire l’intero viso con un burqa o un niqab integrale. 

La maggior parte degli intervistati preferisce il velo che copre esclusivamente i capelli ( hijab ) ed alcuni non ritengono che sia necessaria alcuna copertura.

Sondaggio: il grafico mostra come le persone di sette diversi paesi con una popolazione a maggioranza musulmana credono che le donne dovrebbero vestirsi

I ricercatori hanno chiesto alle intervistate di scegliere il loro stile preferito di abbigliamento musulmano da una tabella, compilata dal Pew Research Center , che mostra una gamma di indumenti che vanno dal burka completo (vedere l’immagine uno nella tabella sopra) e niqab (vedere l’immagine due) a vari tipi di hijab (immagini quattro e cinque) fino all’assenza totale di copricapo (immagine sei).

La maggior parte degli intervistati (57 per cento in Tunisia, 52 per cento in Egitto, 46 ​​per cento in Turchia e 44 per cento in Iraq) ritiene che l’hiqab bianco o l’al-Amira (mostrato nella quarta immagine) sia l’abito più appropriato per una donna musulmana.

MENTRE IN ARABIA SAUDITA (35 milioni di abitanti)  E’  la maggioranza del 63 per cento degli intervistati che ha scelto la seconda forma di abbigliamento rispetto al Hjiab, raffigurato nella prima immagine. 

 Bisogna precisare che i Sauditi sono Musulmani Wahabbiti, Una estremizzazione della religione statalista . Utile per imporre il potere a TUTTA LA POPOLAZIONE , maschile e femminile

Bisognerebbe allora indagare e capire perché in alcuni paesi Musulmani (guarda i paesi del golfo Persico,) specialmente i paesi Musulmani Salafiti, Wahabiti), le donne scelgono un abbigliamento più restrittivo, per altro non obbligato dal Corano o dalla Sharia. E’ una scelta personale o una costrizione.?

FACCIAMO ALLORA QUALCHE PASSO INDIETRO

Ci chiediamo, è possibile che sono state le religioni MONOTEISTE a relegare le donne in un angolo sottomesso della vita sociale quotidiana?. Tutte le religioni MONOTEISTE?

A leggere bene, è la totalità delle grandi religioni sono tutte essenzialmente maschiliste o misogine. E può darsi allora che sia la “contestualizzazione” che nei secoli ha portato a differenzuìiazioni fra i vari gruppi religiosi? Certamente può essere questa una ragione che autorizza certi islamisti, o almeno lo credono loro, a prendere le prescrizioni coraniche alla lettera. Prescrizioni che non corrispondono più alla nostra epoca?

Certamente questo è un motivo cogente, tuttavia non sufficiente. A mio avviso, specialmente riguardo ai musulmani le ragioni possono essere diverse, ed io le riassumo in:

1) La mancanza di un Clero nel sistema religioso musulmano consente a qualsiasi Imam, anche di una piccola realtà religiosa di quartiere di interpretare il Corano in maniera personalizata. Ed il credente Musulmano, essendo un CREDENTE VERO” Ritiene quella interpretazione occasionale.  Il CREDO ASSOLUTO.

Può capitare così che nel’ambito della stessa area geografica, in un Quartiere il Corano venga interpretato in maniera restrittiva e personale.

a) SE IL CORANO DICE CHE DOVETE ESSERE DIGNITOSI E COPRIRVI. DOVETE COPRIRVI CON IL BURKA. 

b) nel quartiere a confine invece un altro Imam dice “potete andare completamente scoperti”; il Corano non obbliga in questo senso, è una vostra libera scelta

2) La problematica più pericolosa, invece emerge tutte le volte che lo STATO FORTEMENTE ISLAMIZZATO, per mantenere il potere impone una Interpretazione del CORANO PERSONALIZZATA. 

Questa è sostanzialmente la causa prima della sottomissione delle donne e non solo, della integralizzazione e certamente anche delle guerre in primis fra stati islamici confinanti con principi religiosi diversi (sunniti – sciiti) e quando capita con paesi terzi.

Nei paesi del Golfo, “diversamente” Sciiti, sono infatti ESTREMISTI SALAFITI WAHABITI (come se fosse una perenne Santa Inquisizione), qualsiasi momento della vita sociale è regolata da una interpretazione del Corano ad Personam.

E’ per queso che dico sempre ai miei amici, “qualsiasi cosa succeda di violento nl mondo,” sono sempre loro i SAUDITI o i SIONISTI; spesso in totale accordo. ” non sono i Marziani. E le prime vittime delle violenze SAUDITE sono i musulmani SUNNITI. E’ pazzeso  l’Arabia Saudita  conta non più di 40 Milioni, tutti insieme e può, con l’immensità della finanza che dispone, condizionare tutto il mondo

CORANO SURE.

Riportiamo, di seguito alcune Sure emblematiche per comprendere il rapporto uomo donna nel mondo musulmano classico.

Tratte da

Post.-Eg. n. 102. Di 64 versetti. Il nome della sura deriva dal vers. 35.

 

4. coloro che accusano le donne oneste senza produrre quattro testimoni, siano fustigati con ottanta colpi di frusta e non sia mai più accettata la loro testimonianza. Essi sono i corruttori,

e la maledizione di Allah su sé stesso se è tra i mentitori.

  1. Coloro che calunniano le [donne] oneste, distratte [ma] credenti, sono maledetti in questa vita e nell’altra e toccherà loro castigo immenso,
  1. Di’ ai credenti di abbassare il loro sguardo e di essere casti. Ciò è più puro per loro. Allah ben conosce quello che fanno.
  2. E di’ alle credenti di abbassare i loro sguardi ed essere caste e di non mostrare, dei loro ornamenti, se non quello che appare; di lasciar scendere il loro velo fin sul petto e non mostrare i loro ornamenti ad altri che ai loro mariti, ai loro padri, ai padri dei loro mariti, ai loro figli, ai figli dei loro mariti, ai loro fratelli, ai figli dei loro fratelli, ai figli delle loro sorelle, alle loro donne, alle schiave che possiedono, ai servi maschi che non hanno desiderio, ai ragazzi impuberi che non hanno interesse per le parti nascoste delle donne. E non battano i piedi, sì da mostrare gli ornamenti che celano. Tornate pentiti ad Allah tutti quanti, o credenti, affinché possiate prosperare.

Su questa Sura è necessario fare una riflessione di contestualizzazione.

Nel versetto 24:31, viene menzionato il termine ‘Khimar’. Khimar era una sciarpa di seta elegante indossata dalle donne benestanti. Questo versetto istruisce apparentemente le donne a usare il loro khimar (che può essere un vestito, un cappotto, uno scialle o una sciarpa) per coprire il loro petto (seno), non la testa o i capelli. La tradizione di questo tipo di velo fu introdotta in Arabia molto prima di Muhammad, principalmente attraverso i contatti arabi con la Siria e l’Iran, dove questo tipo di velo era un segno di status sociale.

In quanto in quesi tempi le schiave dell’Arabia dell’epoca non indossavano camicie e anche dopo l’Islam, si permetteva alle schiave di stare a seno nudo (anche se musulmane) e solo alle donne schiave o alle prostitute.

Questo dimostra che in realtà erano donne schiave non ascoltavano il Corano che ordinava di coprire i seni. In Seguito Il Corano dettava chiaramente l’uguaglianza nell’abbigliamento tra donne libere e schiave, in modo che nessuno potesse fare distinzioni. 

Cosa dicono i musulmani incentrati sul Corano (Qur’aniyyun) a riguardo?

Sto lavorando su uno studio specifico e su un sondaggio attualizzato esposto a uomini e donne musulmane di oggi, ma penso che la maggior parte dei musulmani che seguono solo il Corano, attenendosi rigorosamente al testo, sosterrà l’opinione che il Corano imponga solo la copertura del petto, non dei capelli.

Il  Dio dei musulmani sembra si sia fermato prima di menzionare capelli, collo, viso, labbra, guance ecc. Ora posso solo speculare, ma penso che questo fosse per consentire flessibilità, evitare rigidità nella pratica.

Per finire riporto un documento che proviene da una FATWA: Sull’hijab (la copertura dei capelli delle donne) AGGIORNATO e le discussioni relative. col Dott. Abou El Fadl, Eminente studioso e teologo Musulmano

Nel nome di Dio, il Clementissimo e il Misericordioso

 

Al-salāmu ʿalaykum. Recentemente, ho ricevuto numerose richieste da donne musulmane in merito all’uso del velo, comunemente noto come hijab. 

Avvertendo l’aumento dell’ostilità e dell’animosità nei confronti dei musulmani in Occidente, diverse donne hanno chiesto se NON coprirsi i capelli sia consentito dalla Shari’ah.

Alcune di queste donne hanno espresso preoccupazione per la propria sicurezza personale e/o hanno espresso il desiderio di alleviare l’ansia pubblica riguardo all’estraneità o all’alienazione dei musulmani. Inoltre, queste richieste in genere spiegano che indossare il velo è diventato un fattore che contribuisce a qualche forma di crisi, spirituale o di altro tipo. In passato, ho risposto a tali richieste individualmente man mano che si presentavano. Inoltre, più di sei mesi fa ho emesso una fatwa sull’uso dell’hijab (vedi sotto).

Tuttavia, dopo l’elezione di Donald Trump e il chiaro aumento dell’ostilità islamofoba nei confronti dei musulmani, ho deciso di affrontare la questione pubblicamente e in modo più approfondito, pregando Dio di guidarmi e di perdonare i miei errori in ogni caso.

A mio avviso, è un errore per una donna musulmana continuare a indossare il velo o l’hijab se ciò attira un’attenzione indebita su una persona, la espone a qualsiasi rischio di danno o addirittura ostacola la sua capacità di testimoniare a nome di Dio e di educare i non musulmani alla verità del messaggio islamico.

Quando si tratta di ādāb, o etica applicata/pratica, le pratiche e le abitudini delle persone sono spesso decisive nel definire ciò che è buono e desiderabile e nel distinguerlo da ciò che non lo è.

Questo è spesso ciò che definisce al-maʿrūf in contrapposizione ad al-munkar. Il maʿrūf, per sua stessa natura, è qualcosa che le persone hanno imparato a riconoscere come buono attraverso le loro esperienze pragmatiche e pratiche, mentre il munkar è qualcosa che è diventato socialmente riconosciuto come inaccettabile e indesiderabile attraverso esperienze pragmatiche e pratiche.

Come tutte le questioni di etica pratica, spesso si discute sulla base empirica rilevante per affermare che qualcosa è socialmente desiderabile o indesiderabile. Quindi, ad esempio, sono rilevanti le pratiche dei musulmani in una specifica regione, nazione o qualche altra unità sociale riconoscibile; oppure sono rilevanti le pratiche dell’umanità in generale; o ancora le pratiche di musulmani e non musulmani in una particolare regione o nazione? Quali sono i confini e i limiti appropriati da tracciare?

Per quanto riguarda il primo versetto, la domanda è cosa sia il khimār/pl. khumur, e cosa intendesse coprire il khimār?

Molti studiosi hanno sostenuto che il khimār, per definizione, sia un pezzo di stoffa che copre l’intero corpo di una donna ed è disegnato sul viso, racchiudendo di fatto l’intero corpo della donna in un velo.

Molti altri hanno sostenuto che il khimār sia un pezzo di stoffa che copre i capelli e tutto il corpo tranne il viso.

Tuttavia, a mio avviso, e Dio ne sa di più, entrambe le scuole di pensiero – quella che sostiene che il khimār copra il viso e quella che sostiene che copra i capelli ma non il viso – sono astoriche nel presumere l’esistenza di una pratica storica che non è stata dimostrata.

Le prove che il khimār nell’Hijaz preislamico coprisse il viso o i capelli semplicemente non ci sono. L’unica cosa che il versetto ci permette di affermare in modo definitivo è che alle donne musulmane veniva chiesto di coprire il juyūb (seno) con un pezzo di stoffa (khimār), se coprisse i capelli o il viso, non lo sappiamo. In altre parole, il Corano in questo versetto invita le donne a coprirsi il seno.

Qualsiasi affermazione che vada oltre richiederebbe un’ampia ricerca sulle pratiche sociali dell’abbigliamento khimār al tempo della Rivelazione, e le prove storiche sono molto più varie e complesse di quanto molti studiosi contemporanei credano.

 

Il Corano affronta l’abbigliamento e il pudore delle donne principalmente in due diverse occasioni:

1) Nella prima di queste occasioni, il Corano afferma: “E di’ alle credenti che abbassino lo sguardo e custodiscano il pudore; che non mostrino la loro bellezza e i loro ornamenti (zīnah) se non ciò che [deve normalmente] apparire; che si coprano il seno (juyūb) con i loro veli (khumur) e che non mostrino la loro bellezza (zīnah) se non ai loro mariti.

 (zīnatihinna)” (Q. 24:31)

La questione del khimār è strettamente correlata a quella della zīnah (SENO). Il primo versetto coranico inizia con l’istruzione che le donne musulmane non rivelino la loro zīnah e poi prosegue affermando che il khimār deve essere portato sul seno.

La questione cruciale in questo versetto è cosa sia considerato contrario alla pratica di abbassare lo sguardo, essere modesti e non mostrare la zīnah. In altre parole, il Corano inizia stabilendo un paradigma di modestia con l’istruzione di abbassare lo sguardo e poi specifica che la modestia implica non mostrare la zīnah se non di fronte a persone con relazioni accettabili, come il marito, 

La maggior parte degli studiosi contemporanei NON distingue tra la questione dell’awrah (parti del corpo che devono essere coperte) e della zīnah (Seno).

In altre parole, presumono che la zīnah sia equivalente o identica all’esporre le parti intime e che rivelare l’awrah sia identico alla zīnah.

Il termine ‘awrah’ è menzionato nel Corano in due contesti rilevanti: 24:31 e 24:58 – in entrambi i casi connota qualcosa di privato e personale. Nella letteratura hadith, il termine ‘awrah’ si riferisce a qualcosa di personale che dovrebbe essere nascosto o nascosto.

C’è un hadith che descrive le donne, in generale, come ‘awrah; l’autenticità, la connotazione e il contesto di questo hadith richiederebbero una lunga discussione.

Nella letteratura fiqh, ‘awrah’ (nudità del ventre) si riferisce alle parti intime che dovrebbero essere coperte e non rivelate. Come ho detto, gli studiosi contemporanei si sono abituati a non fare distinzioni tra ʿawrah e zīnah. In altre parole, interpretano il riferimento coranico alla zīnah come un riferimento all’ʿawrah delle donne di fronte a uomini stranieri. Questa elisione di zīnah e ʿawrah è ingiustificata. La zīnah è ciò con cui una persona si adorna o ciò che una persona ostenta per essere notata e attirare l’attenzione. A mio avviso, è molto chiaro che ciò che è considerato zīnah, o ornamenti, è una questione di etica applicata, ovvero varia da un luogo all’altro e da un’epoca all’altra.

Ciò che è considerato un’immodesta ostentazione ornamentale di bellezza in una parte dell’Africa potrebbe essere completamente diverso in Mongolia.

In sostanza, il Corano sconsiglia l’immodestia nell’offendere l’aspetto fisico. Non ci sono prove che mostrare i capelli sia per definizione parte della zīnah di una donna. A seconda del luogo e del contesto, una donna potrebbe essere modesta senza coprirsi i capelli, e anche il contrario è vero. Una donna può coprirsi i capelli ma essere comunque immodesta mostrando la sua zīnah (seno).

Per molti versi, a mio avviso, è chiaro che il Corano sta ripetendo e riaffermando un antico comandamento biblico di abbassare lo sguardo, essere modesti ed evitare ostentazioni e vanità. 

INFINE E PER COMPLETARE AL MOMENTO,  riportiamo una risposta ad una ragazza unicìversitaria rispetto al comportamento femminile e l’uso dell’hijab 

Cara sorella:

 

Al salamu alaykum. Che Allah ti benedica e ti protegga, ti aiuti e accresca la tua iman.

Grazie mille per il tuo gentile messaggio e il tuo supporto. Sono sempre felice quando sento i miei lettori. Prego che i miei sforzi siano sempre guidati dalla sirat al-mustaqim. Per quanto riguarda la tua domanda, nei nastri sull’hijab non sono giunta a una conclusione se l’hijab sia wajib o adab, ma stavo presentando le prove a un gruppo di studenti interessati a una presentazione oggettiva del materiale.

Se mi stai chiedendo la mia opinione personale sulla questione, a mio parere l’hijab in questo Paese non è chiaramente un fard e non si commette alcun peccato per non averlo indossato. La ragione di questa posizione è che la ‘illa (causa operativa) dell’hijab era quella di proteggere le donne da danni ed evitare di attirare su di loro un’attenzione indebita.

Negli Stati Uniti, l’hijab spesso produce l’esatto opposto, ovvero attira un’attenzione indebita su una donna musulmana e aumenta il rischio di danni. A dir poco, a mio parere, l’hijab non è al centro della fede islamica, e non è il tipo di dovere discutibile per cui varrebbe la pena rischiare la propria sicurezza.

In altre parole, se una donna musulmana indossa l’hijab negli Stati Uniti, chiedo ad Allah di ricompensarla per lo sforzo extra, ma non consiglio mai a una musulmana di indossare l’hijab negli Stati Uniti, né ho intenzione di sollevare la questione come una questione significativa per la religione di una donna.

Se una donna indossa l’hijab in Occidente e le capita qualcosa di male, questo mi fa seriamente riflettere (nel senso che sono turbata dal fatto che lo scopo stesso della possibile regola sia ora completamente violato).

E in ogni caso, Dio sa cosa è meglio.

E noi lo sappiamo cosa è meglio ?????

S, Bulgarella

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