Ucraina Amnesty

May 13, 2025

In un incontro avvenuto oggi col primo ministro  Arseniy Yatsenyuk , il segretario generale di Amnesty International  Salil Shetty  ha sollecitato il governo ucraino a porre fine agli abusi e ai crimini di guerra commessi dai battaglioni volontari che lavorano accanto alle  forze armate di Kiev .

Le autorità ucraine non devono replicare l’assenza di legge e gli abusi ricorrenti nelle aree precedentemente controllate dai separatisti ‘ – ha dichiarato Shetty da Kiev. ‘ Non fermare gli abusi ei possibili crimini di guerra dei battaglioni volontari, rischiando di aggravare in modo significativo la tensione nell’est del paese e di vanificare il proclamato intento delle nuove autorità ucraine di rafforzare e proteggere lo stato di diritto in modo più ampio ‘ – ha aggiunto Shetty.

La richiesta di Amnesty International arriva il giorno dopo la pubblicazione dei risultati delle ricerche svolte dall’organizzazione per i diritti umani nella regione di Luhansk, secondo i quali il  Battaglione Aidar ha commesso una numerosa serie di abusi . Si tratta di uno degli oltre 30 battaglioni di volontari apparsi durante il conflitto, parzialmente integrati nelle strutture di sicurezza ucraina impegnate a riconquistare le aree controllate dai separatisti.

Amnesty International ha documentato un crescendo di abusi, tra cui  sequestri di persona, detenzioni illegali, maltrattamenti, rapine, estorsioni e forse anche esecuzioni , commessi dal Battaglione Aidar. In alcuni casi si tratta di  crimini di guerra .

L’organizzazione per i diritti umani ha chiesto alle autorità ucraine di riportare tutti i battaglioni volontari, compreso Aidar, sotto un’effettiva linea di comando e di controllo, indagare immediatamente su tutte le denunce di abusi e consegnare alla giustizia i responsabilità. Il primo ministro ucraino ha dichiarato ad Amnesty International l’impegno del governo a chiamare tutti i responsabili degli abusi commessi nel corso del conflitto a rispondere del loro operato. ‘ Amnesty International apprezza l’impegno del governo ucraino a riportare e ad assicurare giustizia nelle zone colpite dal conflitto. Verificheremo che questo impegno sia mantenuto ‘ – ha concluso.

Amnesty International registra: giornalisti, osservatori internazionali, attivisti rapiti e torturati per mano di paramilitari pro-Kiev e da gruppi separatisti.

Secondo Amnesty International non esistono dati completi ed affidabili sul numero dei rapimenti. Il ministero dell’Interno ucraino ha riferito cinquecento casi tra aprile e giugno. La Hrmmu (la missione delle Nazioni Unite di monitoraggio dei diritti umani in Ucraina) nell’ultimo rapporto del 15 giugno ha registrato duecentoventidue casi di detenzioni, «in un’escalation di rapimenti, detenzioni arbitrarie, maltrattamenti, saccheggi». Quattro persone sono state uccise, centotrentasette rilasciate, ottantuno rimaste detenute a partire dal 7 giugno.

Quasi sconosciute, invece, le storie e le informazioni sui rapimenti compiuti dall’esercito regolare, dalla polizia e, soprattutto, dai gruppi paramilitari nazisti che affiancano (se non addirittura sostituiscono) le forze armate ufficiali nelle operazioni di guerra. Popoff nel corso di questi mesi vi ha documentato decine di episodi di violazione dei diritti umani da parte di questa sorta di squadroni della morte.

Nuovi episodi continuano ad essere segnalati ad est, soprattutto adesso che le forze pro-Kiev stanno ristabilendo un controllo sulle zone di Slavyansk e Kramatorsk.

Hanna Mokrousova, adesso coordinatrice di un’iniziativa di auto-aiuto per vittime di tortura, il Vostok-Sos, ha raccontato di essere stata rapita da sette uomini armati, in tuta mimetica e passamontagna, che hanno fatto irruzione a casa sua il 27 maggio a Donetsk.

Gli uomini si sono presentati come appartenenti al gruppo Dnr (Repubblica Nazionale di Donetsk). Quando hanno trovato nel suo appartamento una bandiera dell’Ucraina e un volantino pro-Kiev, l’hanno bendata con la bandiera e portato lei e il suo ragazzo, Fedor, via con loro. Sono stati trattenuti per sei giorni prima di essere liberati per uno scambio di prigionieri. Portati in un seminterrato sono stati interrogati e minacciati di violenza. Fedor testimonia che le prime domande erano apparentemente volte all’intimidazione piuttosto che ad avere informazioni pratiche. Ad Hanna è stato chiesto della sua partecipazione alla protesta di Maidan. Dopo la prima mezz’ora, il suo interrogatore ha iniziato a essere violento: «Mi ha fracassato il viso, dato pugni in faccia, tentando di colpirmi ovunque. Ero raggomitolata in un angolo. L’uomo era arrabbiato perché tentavo di proteggermi. È uscito ed è tornato con un coltello».

«Alla fine dell’interrogatorio mi ha detto “prega ora, ho intenzione di ucciderti”. E mi ha tagliato la parte posteriore del mio collo». Costringendola, poi, a scrivere col suo sangue sul muro «amo Donbass». I due sono stati poi costretti a pulire un veicolo che credeva sia stato utilizzato per il trasporto di cadaveri.

L’ex ministro della Difesa dell’autoproclamata repubblica del Donbass Igor Khakmizyanov, viene interrogato all’interno di un’auto dal leader del Partito radicale neonazista Oleh Lyashko. Lyashko ha fondato un battaglione di nazisti che combattono al fianco delle truppe regolari ucraine.

Un caso tra tutti è quello di Vlad “lo streemer”, un minorenne che aveva registrato e pubblicato alcune operazioni della polizia a Mariupol, che avevano provocato decine di vittime, freddate dal fuoco dei carri armati e dei mitragliatori. Il sedicenne Vladislav Aleksandrovich è stato catturato il 25 giugno 2014 mentre fumava in un parco della città di Mariupol e portato all’aeroporto, dove erano di istanza le forze pro-Kiev. Prima è stato picchiato, e poi interrogato circa i suoi contatti con la Dnr, e costretto a scrivere una «dichiarazione al popolo ucraino». In video pubblicato il 28 giugno su YouTube si vede il ragazzo costretto da un uomo in uniforme mimetica a gridare slogan nazionalisti: «Gloria all’Ucraina», «Donetsk è Ucraina». Secondo il racconto dei media, Vlad sarebbe stato stato consegnato ai servizi di sicurezza ucraini e rilasciato il giorno seguente.

.

Nonostante le rassicurazioni delle autorità ucraine, sul rapporto di Amnesty si legge: «Alcuni dei funzionari incontrati da Amnesty International non hanno negato che le detenzioni di persone sospettate di appartenenza a gruppi armati o di reati legati al separatismo vengano svolte da membri di unità di autodifesa o di altri civili, piuttosto che da membri delle competenti forze dell’ordine, ma hanno cercato di assicurare che i detenuti vengono consegnati ai funzionari competenti». In altre parole, prima di finire in prigioni regolari, chi viene arrestato viene pestato per bene dai corpi paramilitari, formati principalmente da nazisti.

Ciò è possibile grazie alle norme del codice di procedura penale che dà a «chiunque il diritto di detenere, senza una decisione del tribunale, qualsiasi persona diversa alle persone di cui all’articolo 482 del codice (giudici e membri del parlamento)che stia per commettere o tentare di commettere un reato o immediatamente dopo la commissione di un reato o durante la continua ricerca di una persona sospettata di aver commesso esso».

Legge che si presta a un facile equivoco sulle motivazioni e finalità della cattura, lasciando uno spazio all’abuso delle attività di detenzione da parte civile.
Amnesty ha poi notato come «la situazione senza legge in Ucraina orientale sia stata facilitata dall’erosione dello Stato di diritto negli ultimi sei mesi, e dai ripetuti condoni verso gli autori dei reati durante l’euro-Maidan». A dimostrazione di ciò anche la scarsa volontà della politica di investigare su questi crimini.

ZELENSKY…………………… COMPRA

Please follow and like us: