Fisica Quantistica

August 17, 2025
Il principio di indeterminazione, formulato da Werner Heisenberg nel 1927, è un concetto fondamentale della meccanica quantistica che afferma l’impossibilità di conoscere con esattezza e contemporaneamente sia la posizione che la quantità di moto di una particellaIn altre parole, più si conosce con precisione una di queste due grandezze, meno si può sapere dell’altra. Questo principio non è legato a limiti delle nostre capacità di misurazione, ma è una proprietà intrinseca dei sistemi quantistici. 

Cosa è il principio di indeterminazione?

Il principio di indeterminazione nasce e si sviluppa all’interno della meccanica quantistica, nella prima metà del secolo scorso. Il principio di indeterminazione ci dice che non è possibile misurare contemporaneamente e con estrema esattezza le proprietà che definiscono lo stato di una particella elementare. Se ad esempio potessimo determinare con precisione assoluta la posizione, ci troveremmo ad avere massima incertezza sulla sua velocità.

 Il principio di indeterminazione da un punto di vista concettuale significa che l’osservatore, cioè lo scienziato che fa la misura, non può mai essere considerato un semplice spettatore, ma che il suo intervento, nel misurare le cose, produce degli effetti non calcolabili, e dunque un’indeterminazione che non si può eliminare.

Il mondo sub-atomico, alla luce dell’interpretazione di Copenaghen, è qualcosa di estremamente misterioso, un mondo in cui i corpi perdono la loro concretezza, la propria oggettività: finché noi non effettuiamo una misurazione sul corpo considerato, la natura rimane per così dire sospesa in un mondo fatto solo di potenzialità, ed è soltanto il processo di misura che rende oggettivo, nel senso di reale, il corpo stesso.

Ma come può un processo di misura essere responsabile della “creazione” della realtà? Ma poi cos’è un processo di misura se non l’interazione fra le micro particelle e lo strumento di misura? Secondo il grande John von Neumann, nel processo di misura non bisogna dimenticare la cosa più importante che contraddistingue una misura, cioè la componente umana. Egli era solito ricorrere ad una celebre frase: “l’esperienza non ci permette mai di affermare che una quantità fisica ha un definito valore, ma soltanto che una quantità fisica ha un definito valore per un osservatore”.

L’osservatore oltre a possedere un corpo, possiede prima di tutto una coscienza. Che cosa succede allora quando la coscienza dell’osservatore guarda un corpo?

Il semplice atto di guardare, secondo von Neumann, ha il potere di dare ‘realtà’ al corpo osservato.

In quest’ottica quindi tutto il mondo materiale, sia quello microscopico sia quello macroscopico, sarebbe sempre sospeso in una sorta di limbo di possibilità che per diventare attuale e determinato ha bisogno della presenza dell’uomo, anzi, per essere precisi, della coscienza dell’uomo.

In questo modo l’uomo ritorna al centro dell’universo: diventa addirittura il perno su cui si fonda tutta la realtà. Siamo passati così dal minimalismo del positivismo a una prospettiva ontologica che mette sul trono il soggetto e cancella la realtà oggettiva del mondo!!! E’ il soggetto osservante che “crea” la realtà.

In questo modo l’uomo ritorna al centro dell’universo: diventa addirittura il perno su cui si fonda tutta la realtà. Siamo passati così dal minimalismo del positivismo a una prospettiva ontologica che mette sul trono il soggetto e cancella la realtà oggettiva del mondo!!! E’ il soggetto osservante che “crea” la realtà.

concludiamo con le seguenti riflessioni elementari rimandandovi ai link di seguito

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